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Amico Aspertini PDF Stampa E-mail

aspertini

Amico Aspertini, pittore, scultore, frescante e disegnatore, nasce a Bologna nel 1474 e muove i suoi primi passi di artista nella bottega del padre Giovanni Antonio. Proprio al seguito di quest’ultimo, impegnato in una prestigiosa commissione relativa alla decorazione dell’organo della Basilica di San Pietro a Roma, nel 1496 il giovane artista si reca nella città papale e qui ha l’opportunità di entrare in contatto con la cultura di Filippino Lippi (affreschi della Cappella Carafa in Santa Maria sopra Minerva), Perugino (affreschi della Cappella Sistina), Pintoricchio (affreschi della Cappella Bufalini in Santa Maria in Aracoeli, Adorazione dei Magi in Santa Maria del Popolo) e di accostarsi alle fonti del mondo classico, sollecitato in tal senso dalla cultura antiquaria già respirata nella città natale.
Un possibile soggiorno a Firenze (in andata o in ritorno da Roma) arricchisce la formazione del giovane con la conoscenza del celebrato Trittico Portinari di Hugo Van Der Goes, a quei tempi già nella chiesa fiorentina di Sant’Egidio. Dopo un soggiorno a Gradara, dove lavora al servizio di Giovanni Sforza, sullo scorcio del secolo Aspertini è a Bologna. Rientrato nella sua città, unisce a tutte le profonde sollecitazioni formali acquisite durante i viaggi (nei quali riproduceva ogni cosa che lo colpiva su alcuni taccuini di disegni, le così dette vacchette), il continuo confronto con l’esperienza figurativa dei due grandi pittori a lui coevi attivi in città, Francesco Francia e Lorenzo Costa. Il frutto più maturo di questo lungo e articolato periodo di formazione sono l’Adorazione dei Magi, e la pala con la Madonna, Bambino e Santi del 1504/05 (Pinacoteca di Bologna), firmata e dall’artista stesso indicata come “Tirocinium”, nell’iscrizione posta in basso al centro su un cartiglio, a sottolineare con questa scritta “la prima prova di se stesso in patria” (Longhi).
In seguito, legato alle più importanti famiglie bolognesi e soprattutto al signore della città, Giovanni II Bentivoglio, Aspertini è tra i pittori che tra il 1505 e il 1506 decorano le pareti della chiesa di Santa Cecilia.
La tradizione e la critica concordemente gli assegnano gli episodi con la Decollazione e il Seppellimento dei Santi Valeriano e Tiburzio, affreschi caratterizzati da un’incredibile varietà di spunti, ma anche da fantastiche digressioni che ne rendono appassionante la lettura.

Quando i Bentivoglio vengono cacciati da Bologna da Papa Giulio II (novembre 1506), anche Aspertini lascia la città prima per Venezia poi per Lucca dove, nella chiesa di San Frediano, è impegnato in vari lavori, tra cui la decorazione della cappella di Sant’ Agostino.
Il soggiorno nella città toscana dovette essere saltuario e sebbene nel 1508 risulti che egli abbia chiesto e ottenuto la cittadinanza lucchese, già dal 1507 è più volte accertata la sua presenza a Bologna dove, come ricorda Vasari, decora a monocromo molte facciate di case.
Intorno al 1515 realizza un altro capolavoro, la Madonna con Bambino e Santi, per la chiesa di San Martino Maggiore, opera nella quale mette a frutto il precedente viaggio veneziano per un’evidente maggiore naturalezza nel colorire e nelle attitudini delle figure, ma al contempo non si dimostra immemore dell’arte nordica in alcune fisionomie dei personaggi (del resto Dürer fu a Bologna proprio nel primo fiorire di Aspertini).
Nel frattempo, già dal 1510, è documentata la sua attività, che lo impegnerà per i vent’anni successivi, per la Fabbrica di San Petronio: nel novembre di quell’anno riceve un pagamento per un busto marmoreo per il portale centrale, nel 1514 fornisce i disegni per due vetrate con le figure di San Petronio e Sant’Ambrogio, del 1519 è la Pietà e Santi, straordinario dipinto nel quale il geniale artista coniuga una sintassi compositiva derivata da Raffaello con la violenza espressionistica dei modelli nordici. Concluderanno i suoi lavori per San Petronio diversi rilievi per i portali e la decorazione dell’adornamento dell’organo (1531).
Nel frattempo, nel 1529, aveva ricevuto il prestigioso incarico di lavorare all’apparato per le celebrazioni legate all’ingresso a Bologna di Clemente VII e Carlo V, a testimonianza della stima che i concittadini gli tributavano, confermata, in quello stesso anno, dalla sua elezione a Massaro delle Quattro Arti, carica che aveva già rivestito diverse volte.
Dopo il 1531 si diradano le testimonianze documentarie sulle opere, mentre sono molto frequenti quelle relative alle sue attività commerciali. Tuttavia l’attività degli ultimi anni è documentata da affreschi nella chiesa di San Giacomo, nella Palazzina della Viola e in tre stanze della Rocca Isolani di Minerbio.
Muore a Bologna il 19 novembre 1552 e viene sepolto nella Chiesa di San Martino.
 
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